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COSA PREVEDE IL DECRETO “CURA ITALIA” PER LA SANIFICAZIONE  DELLE AZIENDE DA CORONAVIRUS

Credito d’Imposta e fondi speciali: cosa dicono gli ultimi provvedimenti governativi a proposito della disinfezione degli ambienti di lavoro.

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Tra i provvedimenti presi dal governo per contrastare la diffusione del Covid-19 e tutelare la salute dei lavoratori, vi è  il Decreto Legge “Cura Italia” (n°18 del 17 Marzo 2020) nel quale vengono stanziati 25 miliardi di fondi a sostegno del mondo del lavoro per la sanificazione di aziende e ambienti di lavoro.

 

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Il 14 marzo scorso sindacati e imprese (in accordo con il governo) hanno siglato un protocollo che obbliga le aziende ad assicurare “la pulizia giornaliera e la sanificazione periodica dei locali, degli ambienti, delle postazioni di lavoro e delle aree comuni e di svago” ma non solo. Il protocollo prevede misure specifiche nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali. In questo caso l’azienda “procede alla pulizia e sanificazione dell’area secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, nonché alla ventilazione dei locali”.
 

Il decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 (Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19) distingue in due diversi articoli i provvedimenti a sostegno della sanificazione di ambienti lavorativi in generale (art. 64) e di ambienti istituzionali (art. 114). Vediamoli insieme.

 

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Coronavirus, cosa prevede il Decreto “cura Italia” per la disinfezione di aziende, uffici, negozi e ambienti di lavoro in generale?

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Il decreto “cura Italia” del 17 marzo 2020 art.64, “allo scopo di incentivare la sanificazione degli ambienti di lavoro, quale misura di contenimento del contagio del virus COVID-19” prevede per il periodo d’imposta 2020:

per soggetti esercenti attività d’impresa, arte o professione un credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro nella misura del 50% delle spese di sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro sostenute e documentate fino ad un massimo di 20.000 euro per ciascun beneficiario, nel limite complessivo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020.

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Il comma 2 dell’art. 64 del Decreto stabilisce che i criteri e le modalità di applicazione e di fruizione del Credito d’Imposta verranno stabiliti con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze e che questo verrà adottato entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente Decreto-Legge.

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Al comma 3 è affidato il riferimento all’art.126 dello stesso decreto per quanto riguarda gli oneri derivanti da questo articolo. 

Il cosiddetto “Decreto Liquidità“, entrato in Gazzetta Ufficiale il 9 aprile 2020, riconosce il Credito d’Imposta anche per l’acquisto di “dispositivi di protezione individuale e sicurezza, idonei a proteggere i lavoratori e a garantire la distanza di sicurezza interpersonale“, vale a dire mascherine, guanti, visiere, ma anche barriere e pannelli protettivi.

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Coronavirus, cosa prevede il Decreto “Cura Italia” per la sanificazione e disinfezione degli ambienti di Province, Città metropolitane e Comuni? 

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Per quanto riguarda i locali e luoghi di lavoro istituzionali, il decreto “Cura Italia” all’articolo 114 prevede lo stanziamento di un fondo specifico per la disinfezione degli ambienti di Province, Comuni e Città Metropolitane da rischio Covid-19. Il fondo calcolato per l’anno 2020 è di 70 milioni di euro, da suddividere in  65 milioni per i comuni e 5 milioni per le Province e le Città Metropolitane. La ripartizione avverrà con decreto del Ministero dell’interno, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero della Salute, da adottarsi, sentita la Conferenza Stato città ed autonomie locali, entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto, tenendo conto della popolazione residente e del numero di casi di contagio da COVID-19 accertati.

Anche in questo caso, al comma 3 è affidato il riferimento all’art.126 dello stesso decreto per quanto riguarda gli oneri derivanti da questo articolo. 

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